Greening the Islands Observatory promuove la transizione energetica e l’autosufficienza delle isole in tutto il mondo.

Solo sfruttando le sinergie tra i diversi settori in un’ottica di economia circolare, infatti, le isole possono accelerare verso una sostenibilità integrata.

Il lavoro dell’Osservatorio, con le lezioni apprese grazie alle task force, all’applicazione del Global Index, e tramite i GTI Awards, confluisce nel suo report annuale in pubblicazione a fine ottobre.

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Il lavoro dell’Osservatorio, con le lezioni apprese grazie alle task force, all’applicazione del Global Index, e tramite i GTI Awards, confluisce nel suo report annuale in pubblicazione a fine ottobre.

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Sostenibilità integrata per l’autosufficienza delle isole

Le sette macro aree trattate in questo saggio riassumono in poche righe il risultato del lavoro svolto dal GTI Observatory, che ogni anno viene presentato al pubblico durante la e_Convention in cui GTI coinvolge aziende, governi e cittadini delle isole (e non) di ogni parte del mondo con un focus regionale.

Ogni paragrafo di questo saggio corrisponde ad un capitolo del GTI Observatory Report, che sarà reso disponibile per i partner di GTI a partire da Ottobre 2022. Tra tutti i paragrafi qui sotto presentati quello più corposo è quello relativo al tema dell’energia. La produzione di energia pulita è strettamente connessa a tutte le altre macroaree e dunque, come vedremo in ultima istanza per l’indice, è il fattore più importante da considerare per quanto riguarda la sostenibilità nelle isole. Il tema della fornitura d’acqua ad esempio è connesso perché, per rendere davvero una piccola isola sostenibile, è necessaria l’installazione di impianti di desalinizzazione alimentati attraverso energie rinnovabili, che evitino l’importazione di acqua dalla terraferma attraverso navi container molto inquinanti e costose.

Un servizio idrico ottimale e sostenibile può essere garantito però solamente con una rete efficiente, che copra tutto il territorio e che preveda il riutilizzo delle acque prima di essere immessa definitivamente in mare. Lo stesso discorso vale per il turismo, che può davvero ritenersi sostenibile solo nel caso in cui le strutture recettizie siano efficienti dal punto di vista energetico, e con attrazioni turistiche che abbiano un basso impatto sull’ambiente e che promuovano una mobilità sostenibile a partire dalle biciclette. È importante altresì considerare la gestione dei rifiuti che queste strutture, come il resto dell’isola, devono adottare per limitare quanto più possibile il trasferimento dei rifiuti alla terraferma, in un processo costoso sia dal punto di vista economico che da quello ambientale.

Il trasporto via mare infatti è una delle modalità di trasporto che per quanto riguarda il settore della mobilità incide maggiormente[1] in termini di inquinamento nelle isole. L’incidenza che un inadeguato approccio alla mobilità può avere sull’isola può misurarsi ad esempio attraverso il monitoraggio della qualità dell’aria, che – come si può leggere nel paragrafo dedicato – attraverso piccoli ma capillari sistemi di rilevazione può fornire importantissimi dati. In molti casi le isole sono dipendenti dalla terraferma anche a livello alimentare e ciò pone delle importanti sfide alle isole, trattate nel paragrafo dedicato all’agricoltura.

Questo saggio si chiude infine con un breve paragrafo dedicato al GTI Observatory Index, che nasce direttamente dall’esigenza di monitorare la sostenibilità delle isole sotto tutti i punti di vista, in modo da poter raccogliere dati utili per implementare misure e progetti innovativi in funzione di un futuro delle isole sempre più verde.
GTI è da sempre sensibile ed attenta al tema delle sinergie tra i diversi settori che riguardano la sostenibilità e la transizione energetica nelle isole. Le iniziative portate avanti nel corso degli anni, come la creazione di un osservatorio sulla sostenibilità nelle isole, la creazione di un indice ad esso connesso, il supporto tecnico fornito alle municipalità partner verso una transizione ecologica, le conferenze organizzate ed i numerosi progetti che GTI ha promosso o ai quali ha preso parte la collocano fra i massimi esperti di sostenibilità nelle isole a livello mondiale.

[1] https://www.iea.org/topics/transport

1. Il ciclo dell’acqua: desalinizzazione, trattamento e distribuzione

Le modalità di fornitura di acqua alle isole sono di importanza centrale sia dal punto di vista economico che ambientale. Molte isole ancora oggi dipendono dal costoso trasporto dell’acqua dalla terraferma tramite navi cisterna spesso obsolete e con notevoli emissioni inquinanti. Prevedere nelle isole l’installazione di impianti di desalinizzazione, oggi disponibili anche in piccola taglia, è una scelta di primaria importanza per favorire la loro indipendenza. Il costo dell’acqua dissalata è per oltre il 30% dovuto al costo dell’energia prodotta con generatori diesel, dunque l’abbinamento delle rinnovabili agli impianti di desalinizzazione dell’acqua di mare comporta un notevole risparmio oltre ad una riduzione delle emissioni. GTI ha avviato una task force sul tema in cooperazione con la European Desalination Society (EDS) per fornire un aggiornamento costante sulle migliori tecnologie esistenti nel campo della desalinizzazione e studiare la loro applicazione in alcune isole pilota.

L’Instituto Tecnológico de Canarias (ITC), uno dei partner strategici di GTI, è stato pioniere della desalinizzazione alimentata da impianti ad energia rinnovabile, grazie al primo impianto di desalinizzazione collegato ad un parco eolico (anch’esso uno dei primi in Europa), circa 30 anni fa. L’istituto ha ottimizzato l’intero sistema nel corso degli anni, portando il consumo energetico specifico dai 25kWh / m3 originariamente utilizzati ai 3.5kWh / m3, ma attualmente ITC ed alcune aziende private stanno collaborando per raggiungere un’ulteriore riduzione a 2kWh / m3.

ITC ha avviato molti progetti su piccola scala, con impianti di desalinizzazione di taglie ridotte – più adatti per le isole piccole – specialmente in aree isolate dell’Africa e nell’arcipelago di Capo Verde, dove il progetto DESSOL ha previsto l’installazione, la gestione operativa ed il monitoraggio di un impianto di desalinizzazione alimentato da energia rinnovabile (in questo caso da energia solare fotovoltaica). DESSOL ha portato diversi vantaggi all’arcipelago, tra cui l’eliminazione del consumo di 800 litri di diesel mensili (fino a 10.000 l/anno di diesel) e la riduzione dei costi di produzione da 2.50-2.75 € / m3 a 1.6 – 1.8 € / m3, ed è in grado di produrre 600 m3 al mese di acqua, 200 m3 al mese in più rispetto al fabbisogno mensile della popolazione.

Ovviamente costruire degli impianti di desalinizzazione non avrebbe senso senza un’opportuna raccolta delle acque piovane, un sano utilizzo delle fonti naturali, e una rete idrica efficiente che possa coprire la totalità del territorio dell’isola. Allargare la rete idrica alle zone più remote non ancora raggiunte e ottimizzarla dal punto di vista delle perdite, che spesso superano il 50%, è un passaggio fondamentale. Occorre altresì incoraggiare il trattamento delle acque reflue attraverso una legislazione appropriata che promuova l’adozione di impianti innovativi anch’essi abbinati alle rinnovabili.

2. Le energie rinnovabili nelle isole: una sfida trasversale

Un utilizzo sinergico del mix delle energie rinnovabili disponibili può e deve guidare la transizione energetica nelle isole e nel mondo. Lo sviluppo e l’utilizzo delle tecnologie più efficienti in ogni settore si può realizzare solo intercettando le più appropriate opportunità di finanziamento pubblico e privato, in un contesto normativo che favorisca il loro impiego. C’è bisogno del coinvolgimento dei governi centrali e un maggiore sforzo nella sensibilizzazione dei cittadini per ottenere una loro partecipazione attiva nell’istallazione di impianti rinnovabili di piccola taglia e per risolvere i problemi di accettazione connessi ai progetti di maggiori dimensioni.

Energia eolica

L’energia del vento è uno dei migliori asset per le isole. In particolare per le isole del mar Mediterraneo risulta particolarmente idonea la soluzione flottante, a causa della profondità delle sue acque. Si tratta di una tecnologia pronta per essere implementata e si può facilmente adattare alle singole esigenze delle isole, potendosi affiancare ad altre attività legate al mare come l’industria ittica. Questa tecnologia ha un enorme potenziale ma deve essere supportata da un contesto normativo e di policy efficiente e da una più snella procedura autorizzativa, inclusa la pronta programmazione degli spazi marittimi di ogni nazione. In particolare, per quanto riguarda i grandi impianti, vi è la necessità che la loro implementazione sia promossa attraverso aste chiare e ben programmate, definendo chiaramente tempistiche frequenza, e volumi offerti. Il minieolico invece può essere una soluzione adatta per le attività che richiedono taglie minori, come nel settore turistico, ma anche in questo caso è necessario impostare un quadro normativo più snello affinché sia più facile per le aziende di settore investire in progetti pilota. Il caso di studio delle Canarie è un esempio di come le collaborazioni tra il pubblico e il privato possano portare a grandi risultati come la pubblicazione del Plan de ordenación del espacio marítimo, prodotto dalla partnership tra il governo spagnolo e l’Instituto Tecnológico de Canarias (ITC). Questo piano prevede la decarbonizzazione entro il 2040, ed ha portato all’approvazione di 8 parchi eolici flottanti che sono in fase di promozione (con alcuni prototipi già in funzione). La risposta dell’industria è stata eccellente, la quale ha chiesto al governo di aprire nuove aste nel breve periodo per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione. Per una rapida ed efficace diffusione di queste tecnologie è necessario prevedere strumenti di stabilizzazione dei ricavi (come lo strumento del Contract for Difference su modello inglese) ma anche supportare l’industrializzazione della catena di approvvigionamento, l’elettrificazione dei porti e l’ammodernamento dell’infrastruttura di rete. Investire nella ricerca permetterebbe, in particolare, di identificare le migliori aree da destinare agli investitori, i quali necessitano anche di maggiore trasparenza nelle informazioni e di uno snellimento della burocrazia. Infine, migliorare la cooperazione energetica transnazionale è un fattore decisivo per abbassare gli alti costi di ingresso attraverso la creazione di consorzi con anche 8-10 membri.

Energia solare

Le rinnovabili – solare fotovoltaico in particolare – sono più vantaggiose per produrre energia elettrica rispetto ai combustibili fossili, specialmente nel contesto dell’attuale incremento dei prezzi di gas naturale e petrolio. Questo è ancora più vero nelle isole, dove i generatori a diesel producono energia a costi almeno 2 o 3 volte maggiori. Nonostante le problematiche legate alla disponibilità del suolo cui le isole sono generalmente soggette, la potenza installabile sui tetti adatti al fotovoltaico è spesso ragguardevole. Occorrono pertanto politiche che incentivino l’installazione di sistemi fotovoltaici sui tetti delle abitazioni, degli edifici commerciali, agricoli e pubblici, oltre ad una semplificazione a livello autorizzativo. La combinazione del fotovoltaico con sistemi di immagazzinamento energetico massimizzerebbe l’autoconsumo garantendo l’utilizzo di energia pulita durante le ore notturne e grandi risparmi. Dimensionando i sistemi di stoccaggio in funzione dei bisogni reali di consumo delle varie utenze, si può minimizzare il costo dell’investimento e al contempo minimizzare la quantità di energia prodotta in eccesso che confluirebbe nella rete elettrica creando problemi di dispersione di energia e maggiori costi di gestione e ammodernamento della stessa. La diffusione di questi sistemi di solare fotovoltaico connessi a sistemi di stoccaggio stimolerebbe la creazione di reti intelligenti e soluzioni innovative come le comunità energetiche. Grazie alla diffusione di impianti solari e batterie e a sistemi innovativi di controllo e gestione della rete si può programmare lo spegnimento progressivo dei generatori a diesel per periodi di tempo sempre maggiori – o iniziare ad utilizzarli come sistemi di backup in caso di emergenza – contribuendo alla riduzione dei costi di approvvigionamento e all’abbattimento delle emissioni. La diffusione del solare fotovoltaico sui tetti ha altresì bisogno di essere supportata da programmi di coinvolgimento e formazione della comunità, nonché di meccanismi incentivanti con tempi di ritorno sull’investimento adeguati. Altre forme di sviluppo del fotovoltaico, cosi come le altre rinnovabili, sono i sistemi ibridi (che prevedano l’utilizzo di RES e impianti diesel) che prevedono grandi impianti anche di tipologia diversa direttamente connessi alle centrali a diesel tramite software e sistemi di storage che ne consentano un’interazione efficiente che massimizzi l’incidenza in termini percentuali dell’energia pulita.

Idrogeno verde

L’idrogeno verde è un’ottima soluzione per le isole grazie alla sua complementarietà con tutte le energie rinnovabili. Esso ha la caratteristica unica di fungere non solo da combustibile ma anche da vettore energetico che consente lo stoccaggio di lungo periodo. Inoltre, il surplus della produzione di energia pulita può essere venduto creando un’importante fonte di ingresso economica per le isole. L’osservatorio di GTI ha posto un focus importante sulla creazione delle cosiddette “hydrogen valley”, aree completamente indipendenti dal punto di vista energetico grazie all’utilizzo dell’idrogeno. In queste aree l’idrogeno viene prodotto, stoccato, trasportato ed utilizzato per il riscaldamento, la produzione di elettricità e la mobilità elettrica. Il progetto “BIG HIT” nelle isole Orcadi è stato pioniere del concetto di hydrogen valley. Il territorio genera il 20% in più di energia rinnovabile necessaria al suo fabbisogno sin dal 2014, con più di 50MW di capacità di energia rinnovabile installata. L’idrogeno ha un ruolo importante nel contesto della decarbonizzazione. Questo è confermato dai numerosi progetti che hanno deciso di replicare il modello hydrogen valley in tutto il mondo (Spagna, Grecia, Olanda, Cile, Marocco, Grecia, Portogallo, Irlanda e Isole Canarie), grazie all’intermediazione della Hydrogen Territories Platform, finanziata dall’Unione Europea.

Energia oceanica

Oltre a fornire energia alle comunità costiere isolate, l’energia rinnovabile marina si pone come soluzione competitiva in termini di costi per le industrie oceaniche, che possono accedere così ad energia rinnovabile senza essere collegate alla rete elettrica terrestre.

Le tecnologie in questo settore, sebbene siano per lo più in una fase pre-commerciale, rappresentano già una soluzione competitiva rispetto al diesel. Il progetto “Ocean Energy Systems” dell’International Energy Agency, ha creato dei gruppi di lavoro dedicati che riguardano la totalità delle tecnologie energetiche oceaniche (energia dalle onde, energia da flusso di marea, energia dalle correnti oceaniche, energia talassotermica (che sfrutta le differenze di temperatura tra la superficie marina e le profondità oceaniche) e produzione di energia da gradienti salini). L’esempio più virtuoso per quanto riguarda il settore dell’energia rinnovabile marina è dato dall’industria canadese che, con oltre 200 comunità remote sparse in tutto il territorio nazionale, ricerca costantemente delle soluzioni per ridurre la loro dipendenza dai combustibili fossili. Il governo Canadese ha posto in essere numerose politiche e strumenti di finanziamento per favorire lo sviluppo di queste tecnologie (Canadian Energy Regulator Act, Bill C-12 Canadian Net-Zero Emissions Accountability Act, Healthy Environment and a Healthy Economy plan, Clean Energy for Rural and Remote Communities Program, Strategic Environmental Assessments (SEA), Tidal feed-in tariffs (FIT), Marine Renewable Energy Act, Marine renewable energy demonstration permit program, Sustainable Development Goals Act, New renewable energy standard).

Uno dei case study più rilevanti riguarda il Progetto “Clean British Columbia” nell’area dell’isola di Vancouver portato avanti da PRIMED, un centro di ricerca e sviluppo sull’energia marina ospitato dalla University of Victoria. Lo scopo del Progetto è di implementare progetti basati sulle tecnologie marine rinnovabili (Marine Renewable Energy, MRE) per le comunità costiere della British Columbia, area dalle caratteristiche assimilabili a quelle delle isole, dal momento che non sono connesse alla rete energetica del resto del paese. Nonostante la rete della British Columbia sia quasi del tutto rinnovabile l’area di Haida Gwaii, ad esempio, utilizza più di 10 milioni di litri di diesel all’anno. Il fabbisogno energetico di queste aree si accorda con quanto può essere soddisfatto dalle tecnologie MRE, mediamente 200 kW di capacità installata per ogni comunità. Sono pertanto stati installati diversi dispositivi offshore su piccola scala che permettono il monitoraggio dell’energia eolica, delle onde e della corrente. Sono state così identificate delle aree strategiche in cui saranno implementate delle tecnologie per lo sfruttamento di esse. Questi sistemi aiuteranno a raggiungere l’obiettivo di riduzione dell’utilizzo del diesel dell’80% nelle comunità isolate entro il 2030, ed entro il 2040 contribuiranno a fornire i 700 MW di potenza aggiuntiva necessaria nella regione costiera del sud della British Columbia.

Energia geotermica

In cooperazione con International Geothermal Association (IGA), GTI si è occupata di esplorare l’enorme potenziale che questa forma di energia ha per le isole di tutto il mondo, specialmente quelle vulcaniche. Gli esempi riportati da IGA sono case studies di Nuova Zelanda, Caraibi e Islanda.

GTI ha cercato di comprendere quali siano le migliori soluzioni per implementare questi tipi di impianti nello scenario delle isole e come renderli complementari alle altre esigenze energetiche (impianti di desalinizzazione, batterie ecc.). Le sfide connesse all’energia geotermica non sono legate ad una mera questione di infrastrutture/impianti ma vanno a toccare altri aspetti, tra cui il coinvolgimento diretto delle comunità. Purtroppo questo tipo di tecnologia non è molto conosciuta. È importante sapere come funziona e quali sono gli strumenti finanziari per accelerare lo sviluppo di queste tecnologie di questo settore e fissare un’agenda per l’industria. L’interesse è crescente da parte di organizzazioni, decision makers e sviluppatori, che cercano insieme le soluzioni migliori per sviluppare e mantenere gli impianti geotermici, in un’ottica che includa tutti gli stakeholders fin dalla definizione della strategia da adottare, coinvolgendo anche le comunità locali. In tal senso uno dei primi passi da compiere è ridurre la rischiosità degli investimenti attraverso progetti, bandi e finanziamenti che permettano di migliorare la tecnologia esistente e la rendano più efficiente soprattutto in termini di costi.

Sebbene l’energia geotermica non potrà coprire una parte maggioritaria del mix energetico rinnovabile futuro, il suo utilizzo sarà comunque molto importante nella transizione energetica.

Un altro dei più importanti partner di GTI sul tema è l’Organizzazione degli Stati dei Caraibi orientali (OECS).  Con i suoi 11 stati membri l’organizzazione è attiva dal 1981 e uno dei suoi obiettivi è quello di supportare la crescita economica attraverso l’ottimizzazione dell’utilizzo delle risorse interne ed esterne. La situazione interna dal punto di vista energetico è simile a quella di tutte le altre isole nel mondo: elevata dipendenza da combustibili fossili, elevato potenziale per le energie rinnovabili, efficienza energetica da migliorare ed elevato consumo di energia per trasporti ed uso domestico. L’obiettivo dell’OECS per quanto riguarda l’energia geotermica è di aumentare la percentuale nel mix energetico totale, consapevoli delle ridotte possibilità, dettate nella maggior parte di esse dalla mancanza di suolo. Gli sviluppi previsti nell’OECS portano ad una stima di 1000 MW di potenza geotermica potenziale con la possibilità in futuro di esportazione del surplus. Ciò che può davvero guidare lo sviluppo di questo settore è la consapevolezza che continuare ad importare carburante o energia elettrica è un grosso ostacolo alla crescita economica. L’energia geotermica può essere una grande opportunità per aumentare la prevedibilità dei prezzi dell’energia e per diminuire la dipendenza dalla terraferma. Uno studio effettuato dall’Inter-American Development Bank (IDB) stima che si potrà avere una riduzione di costo di generazione compresa tra 0.02 US$ per kW/h e 0.13 US$ per kW/h, nonché risparmio compreso tra 8 e 21 milioni di US$ per ogni progetto. Il case study di Guadalupe riguarda un impianto costruito nel 1986 con 4.5 MW di potenza installata che è stato successivamente aggiornato e portato a 15.5 MW. L’impianto produce circa 110 GWh/anno, cioè il 6-7% del fabbisogno totale dell’isola ma sono già stati pianificati ulteriori miglioramenti che potrebbero aumentare la potenza dell’impianto di ulteriori 20 MW.

Accumulo di energia

Il ruolo sempre più importante delle tecnologie di accumulo di energia è dato dalla possibilità di garantire la sicurezza degli approvvigionamenti, l’operatività dei sistemi e l’utilizzo incrementale delle energie rinnovabili. È importantissimo investire in questo ambito perché è trasversale a tutte le fonti rinnovabili di energia ed assicura una maggiore sicurezza energetica. Allo stesso tempo, i sistemi di accumulo nelle isole permettono di ridurre il funzionamento dei generatori a diesel ad attività di “back-up” per periodi di tempo crescenti – ed addirittura permettere il loro spegnimento in certi casi – generando risparmi sempre più ragguardevoli. Il settore dell’accumulo di energia comprende un gran numero di soluzioni, ognuna delle quali possiede diverse caratteristiche che la rendono particolarmente adatta a determinati campi di applicazione.

  • Batterie: ne esistono varie tipologie tra cui la più diffusa è quella a litio. I loro costi in sono in diminuzione, coprono periodi di back-up molto corti e rispondono meglio all’esigenza di bilanciamento della rete di breve e brevissimo termine;
  • Idrogeno: l’idrogeno può essere prodotto grazie alle fonti rinnovabili come eolico e solare (il cosiddetto idrogeno verde) ed utilizzato sia per stoccaggi di lungo periodo (o stagionali) sia come carburante per imbarcazioni innovative (a motori hydrogen-electric);
  • Sistemi ibridi: grazie alla combinazione di diverse tecnologie di stoccaggio, non solo si può associare la miglior tecnologia a un determinato servizio, ma è anche possibile ridurre il degrado delle singole batterie allungando la loro vita utile. Ciò comporta significativi vantaggi in ottica di smaltimento delle batterie esaurite, che le isole sono costrette a spedire sulla terraferma con costi molto elevati.

La Commissione Europea, con l’iniziativa Clean Energy for EU Islands, riconosce il ruolo centrale delle isole come laboratorio di innovazione per la transizione energetica, sottolineando l’importanza dei servizi di stoccaggio per assicurare una efficiente integrazione tra le fonti energetiche rinnovabili. Tuttavia, al momento non vi è un chiaro quadro legislativo nel settore dei sistemi di accumulo. Nell’ambito del pacchetto di riforme Fit for 55, la Commissione Europea ha proposto un nuovo regolamento per le batterie[1][2] che dovrà sostituire la vecchia direttiva. Nonostante esistano sistemi già competitivi, delle barriere significative rallentano il loro sviluppo, come la durata eccessivamente breve dei contratti per progetti di accumulo di energia che rende gli investimenti troppo rischiosi considerati gli elevati costi iniziali. Ma, sebbene il costo iniziale di questi sistemi sia molto alto, i costi operativi sono più bassi e stabili di quelli dei generatori a diesel i cui prezzi sono anche molto variabili. È altresì complicato quantificare il valore aggiunto apportato dai sistemi di accumulo in termini di decarbonizzazione, stabilità della rete e prezzo, e questo rende più difficile adottare politiche adeguate. Per questo motivo è fondamentale accelerare lo sviluppo di strumenti che possano analizzare e stimare l’enorme impatto che i sistemi di accumulo di energia possono avere, in particolare i sistemi ibridi sulle isole. E’ necessario migliorare i servizi di sistema, al fine di adattarsi alle esigenze future e sviluppare un quadro commerciale per gli appalti. Occorre, infine, promuovere un più rapido sviluppo delle comunità energetiche, di cui i sistemi di accumulo sono un fattore abilitante fondamentale.

[2] (Proposal for a REGULATION OF THE EUROPEAN PARLIAMENT AND OF THE COUNCIL concerning batteries and waste batteries, repealing Directive 2006/66/EC and amending Regulation (EU) No 2019/1020

[3] https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/A-9-2022-0031_EN.html

Il decreto isole minori: una good practice da esportare

Nella maggior parte delle isole del mondo l’energia è prodotta da gruppi elettrogeni alimentati a diesel, con emissioni e costi molto elevati. Le aziende produttrici di energia sono compensate per i costi aggiuntivi che devono sostenere per fornire elettricità agli isolani che pagano lo stesso prezzo degli abitanti della terraferma. Nella UE questi costi aggiuntivi sono pagati da tutti i cittadini di un Paese attraverso una componente in bolletta. Ad esempio, l’Italia spende circa 60 milioni di euro all’anno per questa compensazione per le isole minori italiane non interconnesse che contano 200 mila abitanti, la Spagna ne spende circa 1 miliardo di euro per le Baleari e le Canarie, la Grecia ancora di più. Anche Paesi in via di sviluppo come le Filippine spendono miliardi di dollari all’anno con un meccanismo simile. Questo indennizzo non motiva le utility a fare la transizione, ma al contrario le incentiva a continuare a usare il diesel.

L’Italia ha però adottato un “conto energia isole “, cosiddetto decreto isole minori per incentivare le Fonti di Energia Rinnovabili nelle isole non interconnesse. Il decreto isole minori infatti prevede per venti anni una remunerazione per kW/h calcolata in relazione al costo del combustibile risparmiato, che include il costo di trasporto. Ciò significa che questo schema di incentivazione non comporta un costo aggiuntivo per i governi, ma viene finanziato grazie al mancato utilizzo del budget destinato all’approvvigionamento di diesel. Ciò comporterà anche una riduzione dei costi nel medio-lungo periodo dovuto ad una maggiore penetrazione delle rinnovabili e ai loro costi sempre più competitivi. Anche i Paesi in via di sviluppo potrebbero adottare questo meccanismo, utilizzando il budget risparmiato attraverso la riduzione dell’utilizzo del diesel. Anche dal punto di vista politico si tratta di una misura molto interessante, in quanto permette di distribuire il budget – che oggi viene destinato alle utility per sopperire ai loro maggior costi – ai singoli cittadini permettendogli di raggiungere una maggiore indipendenza con fonti energetiche pulite.

3. Raggiungere la sovranità alimentare attraverso un’agricoltura sostenibile

Prima della crescita del settore turistico, l’economia delle isole era incentrata prevalentemente sull’agricoltura, mentre oggi l’introito economico da essa derivante si è drasticamente ridotto. Per le isole si pone dunque la sfida di raggiungere la sicurezza alimentare, nonché di ripristinare una parte consistente del PIL proveniente dall’agricoltura, che può sfruttare commercialmente l’unicità dei prodotti agricoli insulari.

Questa tematica può essere affrontata correttamente solo attraverso un approccio sinergico con l’intero settore primario e identificando tecnologie innovative, sostenibili e credibili. La task force del GTIO chiamata Sustainable agriculture in small islands, in cooperazione con INSULEUR, Istituto Tecnologico delle Canarie (ITC) e FAO si occupa infatti di formulare raccomandazioni relative alle soluzioni tecnologiche e nature-based più innovative e alle politiche più efficaci per le isole. L’approccio seguito dalla task force è stato trasversale a tutti i settori coinvolti, nell’intento di individuare soluzioni che siano in grado di far collaborare energie rinnovabili, gestione dei rifiuti, economia circolare e capacity building.

Nature-based solutions, agrivoltaico, agriturismo, valorizzazione dei rifiuti organici (allevamenti, scarti alimentari, sfalci di potature), tecniche innovative di irrigazione – come ad esempio la captazione di acque meteoriche – e trattamento delle acque reflue sono tutte soluzioni in grado di assistere la conservazione e lo sviluppo delle colture autoctone delle isole in un modello agricolo circolare più efficiente. La task force del GTIO si è occupata inoltre di formulare delle raccomandazioni politiche per i governi insulari e le istituzioni internazionali su temi chiave della politica agricola comune (PAC) dell’UE e della strategia dell’UE dal produttore al consumatore (Farm to Fork Strtegy), come la riduzione dei pesticidi e la gestione del suolo.

Nella maggior parte delle isole del mondo sono presenti due diversi tipi di agricoltura, una su più grande scala, con l’utilizzo di tecnologie dedicate, e l’altra su piccola scala, condotta in aree rurali prevalentemente a produzione familiare. Anche se considerate nel loro insieme, spesso queste due tipologie non sono in grado di sopperire al fabbisogno alimentare della popolazione, e ciò implica la necessità di importare prodotti agroalimentari dalla terraferma, con effetti negativi sul PIL delle isole. Per invertire questo trend è necessario prevedere misure specifiche come l’utilizzo di nuove modalità di coltivazione, insieme ad un approccio circolare ed attraverso l’utilizzo di energie rinnovabili. Per migliorare la qualità dei prodotti e per la salvaguardia del terreno e delle falde acquifere, è inoltre necessario prevedere la riduzione dell’utilizzo dei pesticidi tossici, fino ad arrivare al loro abbandono.

Per quanto riguarda le politiche europee, nel periodo 2021-2027 gli Stati europei prepareranno il loro Piano Strategico per allinearsi alla Nuova Politica Agricola Comunitaria, prevista nell’ambito del programma europeo Fit for 55, in cui l’agricoltura ha un ruolo centrale dal momento che è l’unico settore che, oltre a ridurre le emissioni che produce, è in grado di catturare la CO2 già presente in atmosfera. L’obiettivo specifico di queste politiche è quello di assicurare una sufficiente produzione di cibo nell’ottica della protezione delle risorse naturali e dell’ambiente.

Dagli studi condotti dall’Università di Las Palmas di Gran Canaria sul trattamento delle acque reflue nell’agricoltura, che ha coinvolto l’Istituto delle Canarie per la Ricerca Agricola, l’Istituto Tecnologico delle Canarie e aziende private, si evince come un approccio sinergico nel settore agricolo possa portare a risultati estremamente positivi in termini di riduzione di emissioni, di riduzione del numero di piante danneggiate e di riduzione dell’azoto presente nelle piante.

4. La gestione dei rifiuti organici e inorganici

La gestione dei rifiuti nelle isole ha delle specificità molto particolari rispetto alla terraferma. GTI ha trattato questi temi in stretta collaborazione con Zero Waste Europe, un network di più di 30 ONG distribuite su tutto il territorio europeo.

In primo luogo è importante considerare che per le isole risulta molto complicata la gestione dei rifiuti inorganici, sia per mancanza di spazio per la creazione degli impianti di smaltimento o delle discariche, sia per la stagionalità dei flussi di visitatori che rende la progettazione di questi e delle relative modalità di smaltimento molto complessa da gestire. La grande maggioranza di essi infatti va necessariamente spedita alla terraferma per il suo smaltimento attraverso l’utilizzo di navi, comportando costi elevati per le isole. Per ridurre la quantità di rifiuti inorganici è importante prevedere misure che impongano il divieto di importare determinati prodotti (come ad esempio le plastiche monouso) e il riutilizzo/riciclo dei prodotti che lo consentono, che può generare importanti risparmi.

Per quanto riguarda i rifiuti organici, che costituiscono una parte importante dei rifiuti totali, ottimizzare il compostaggio garantisce vantaggi in vari ambiti della sostenibilità ambientale: non solo assicura una notevole riduzione della quantità totale di rifiuti raccolti, ma può essere decisivo nel ripristinare la fertilità organica dei suoli, che a sua volta combatte la desertificazione e assicura il sequestro del carbonio nel suolo. In tal modo, combattere il cambiamento climatico rende praticabili l’agricoltura e la riforestazione, e rende le isole più resistenti a fenomeni come l’erosione, le inondazioni, e le frane. Inoltre, una corretta gestione degli scarti organici, in particolare nelle aree turistiche, può portare a un’ottimizzazione operativa ed economica della gestione dei rifiuti nel suo insieme. Di fatto, il riutilizzo degli scarti organici può essere effettuato in loco e anche attraverso iniziative su piccola scala, il che riduce notevolmente i volumi di rifiuti da spedire altrove e garantisce, così, un notevole risparmio. Ad esempio, “Zero Waste Cities” ha portato avanti un progetto di trasformazione della gestione dei rifiuti organici basato sulla raccolta differenziata e sulla separazione alla fonte attraverso diverse tecniche: contenitori o buche per il compost ma anche biodigestori e vermicompost. In questo progetto è stato essenziale il coinvolgimento diretto della comunità locale, l’assistenza ai cittadini e l’educazione costante sul territorio, per capire come migliorare il processo, monitorarlo ed aiutare le persone a svolgere al meglio le operazioni di differenziazione dei rifiuti.

Un aspetto critico che può essere risolto solo alla fonte riguarda la produzione di rifiuti di plastica come ad esempio gli imballaggi di plastica di piccole dimensioni, che non sono in alcun modo riciclabili. È necessario, quindi, vietarne l’importazione nelle isole e chiedere alle grandi aziende di intervenire sulle loro catene di produzione.

In tal senso la EU Plastic Directive, che propone alternative sostenibili all’utilizzo delle plastiche monouso più comuni, apre la strada a direttive simili in altri continenti, ma la blacklist di prodotti di plastica vietati deve essere costantemente aggiornata e per questo è necessaria la partecipazione dei cittadini nel processo. Non possiamo dimenticare che qualsiasi tipo di materiale di scarto ha energia al suo interno che bisogna cercare di utilizzare.

5. Navi, porti, auto e bikeconomy: la mobilità elettrica nelle isole

Sia per le isole che per la terraferma, la mobilità elettrica assume un’importanza fondamentale nel processo di transizione ecologica che stiamo vivendo: navi, barche, bus, scooter e auto, devono essere decarbonizzati e l’inquinamento da essi proveniente deve essere fermato. Secondo la International Energy Agency, il settore dei trasporti, infatti, è quello maggiormente dipendente dai combustibili fossili e rappresenta  il 37% delle emissioni di CO2 dei settori di uso finale di energia. Il trasporto marittimo globale è responsabile di circa il 3% delle emissioni di CO2 – tra il 3 e il 4% nell’Unione Europea[4].

Le testimonianze raccolte da GTI e dai suoi partner (Fuel Cells and Hydrogen Joint Undertaking, Enel X, Grimaldi Lines) dimostrano che nel mondo esistono già soluzioni operative in ogni ambito della mobilità, che necessitano solo di essere adattate al contesto in cui devono essere applicate. Come si può facilmente comprendere, la decarbonizzazione dei porti e delle navi è intrinsecamente legata ad ogni ambito della vita sulle isole. Il trasporto di qualsiasi tipo di prodotto, da quelli agricoli ai rifiuti, passando per i container d’acqua e di carburante, ma anche il trasporto di persone, siano essi residenti o turisti, passa inevitabilmente dal mare e dai porti (o nel caso delle isole più grandi, anche dagli aeroporti).

In Europa sono presenti più di 1200 porti commerciali marittimi dai quali passano 4 miliardi di tonnellate di beni (75% del totale mondiale) e 400 milioni di passeggeri. È necessario aggiornare i nostri porti e le nostre flotte. Per farlo sono oggi disponibili diverse tecnologie: hydrogen electric, batterie elettriche e biogas per quanto riguarda le flotte mentre per quanto riguarda i porti le principali tecnologie sono l’idrogeno – come nel contesto di progetti innovativi ed attualmente operativi che riguardano le hydrogen valley – e quello che viene chiamato cold ironing, cioè il sistema attraverso il quale le navi attraccate nei porti vengono alimentate da fonti elettriche rinnovabili, e possono così spegnere i motori evitando le emissioni e risparmiando i costi di alimentazione dei servizi che le navi continuano a produrre anche quando sono in porto.

L’UE ha previsto una serie di misure per facilitare la transizione energetica nei porti. Il Regolamento  2017/352 mira ad aiutare i porti dell’UE ad affrontare le sfide del settore, e per questo riconosce le caratteristiche individuali dei porti prevedendo soluzioni su misura; nell’ambito del Fit for 55 con due specifiche iniziative:

  1. la proposta di regolamento sulle infrastrutture dei combustibili alternativi (AFIR), che specifica i requisiti tecnici relativi all’infrastruttura per la ricarica e il rifornimento con carburanti alternativi e contiene disposizioni affinché gli Stati membri garantiscano la copertura dei punti di rifornimento di gas naturale liquefatto (GNL) destinati ai veicoli pesanti e dei punti di rifornimento di GNL nei porti marittimi;
  2. FuelEU Maritime, che stabilisce uno standard di combustibile per le navi e introduce l’obbligo per i tipi di navi più inquinanti di utilizzare l’elettricità a terra al momento dell’attracco. Essa pone la responsabilità della conformità sulla compagnia di navigazione.

[4] https://ec.europa.eu/clima/eu-action/transport-emissions/reducing-emissions-shipping-sector_en#first-step-monitor-report-and-verify-co2-emissions

La nuova direttiva sugli impianti portuali di raccolta 2019/883, che sostituisce la precedente del 2010, mira a proteggere l’ambiente marino dagli effetti negativi degli scarichi di rifiuti delle navi che utilizzano porti situati nell’Unione, garantendo nel contempo il regolare funzionamento del traffico marittimo, migliorando la disponibilità e l’uso di adeguati impianti portuali di raccolta e il conferimento dei rifiuti a tali impianti. Inoltre, è possibile per le autorità portuali consentire una tariffazione differenziata dal punto di vista ambientale, su cui è stato condotto uno studio da parte della Commissione Europea (Tariffazione differenziata per l’ambiente – Articolo 13, paragrafo 4, studio PSR 2017). Per raggiungere questi obiettivi è necessario fornire sostegno finanziario adeguato alla creazione di una infrastruttura europea efficiente attraverso Connecting Europe Facility (CEF), Horizon 2020 e Horizon Europe.

Per quanto riguarda invece il settore automotive sono già in corso d’opera tutta una serie di interventi sui veicoli e sulle infrastrutture necessarie, con più di 10 progetti su larga scala, co-finanziati dalla Commissione Europea. Il modo migliore per adattare e far espandere la mobilità elettrica nelle isole è attraverso il car-sharing con auto 100% elettriche, prevedendo le infrastrutture più innovative e disseminando punti di ricarica in tutto il territorio delle isole, specialmente in hotel e aree di parcheggio pubblico. La mobilità elettrica trova infatti il suo ambito di applicazione ideale nelle isole, dove i veicoli endotermici convenzionali risultano antieconomici perché progettati per raggiungere velocità elevate e coprire centinaia di chilometri. Sulle isole queste caratteristiche sono spesso inutili, in aggiunta a costi di manutenzione e approvvigionamento carburante molto più elevati.

Per quanto riguarda la mobilità terrestre però, la soluzione migliore nel caso delle piccole isole resta la bicicletta. Come si evince dal lavoro svolto e dalle considerazioni fatte dai due partner principali di GTI sul tema, Conebi e Dutch Cycling Embassy, sulle isole (e più in generale in tutta Europa) il potenziale per migliorare le infrastrutture per i ciclisti è enorme, sia per i residenti che per i turisti. L’analisi dei costi e dei benefici mostra che le società insulari possono trarre profitto da adeguate infrastrutture ciclabili in diversi modi, poiché diventano più sostenibili, più sociali, più sicure, più ricche, più sane e più felici. Le bici possono essere una valida alternativa alla dipendenza dalle automobili, specie se pensiamo al settore del turismo sostenibile, in cui sempre più visitatori scelgono di adoperare la bici come mezzo di trasporto principale per gli spostamenti quotidiani e percorsi naturalistici.

Un maggiore sfruttamento della bicicletta parte dalla presa di consapevolezza degli abitanti dei vantaggi che questa può avere su loro stessi e sull’ambiente che li circonda: fa risparmiare tempo, migliora la qualità dell’aria, è salutare, occupa meno spazio di ogni altro mezzo di trasporto, riduce notevolmente il numero e la gravità degli incidenti e fa risparmiare tra i 300 e gli 8500 euro all’anno a persona rispetto all’utilizzo continuativo di altri mezzi di trasporto. Uno studio commissionato dall’UE ha stimato che ogni anno in Europa vengono effettuati oltre 2,2 miliardi di viaggi in bicicletta e 20 milioni di viaggi in bicicletta notturni. Questo ha un impatto economico stimato in 44 miliardi di euro (più dell’intero settore delle navi da crociera). Il settore delle biciclette crea tanti posti di lavoro e sempre più aziende vogliono essere coinvolte in questo settore. Nel 2021 è stato approvato il THE PEP, Transport, Health and Environment Pan-European Programme, che include il masterplan paneuropeo per la promozione del ciclismo con l’obiettivo di aiutare le parti interessate nazionali e locali a razionalizzare gli sforzi per promuovere l’utilizzo della bicicletta. Delinea 7 obiettivi chiave da attuare entro il 2030: aumentare significativamente la ciclabilità nella regione; fornire spazi adeguati a favore della mobilità attiva; estendere e migliorare l’infrastruttura ciclabile; sviluppare e attuare politiche, piani, strategie e programmi nazionali in materia di ciclismo; aumentare significativamente la sicurezza dei ciclisti e ridurre il numero di vittime e danni gravi; integrare il ciclismo nelle politiche sanitarie; integrare le infrastrutture ciclabili nella pianificazione dell’uso del territorio, delle infrastrutture urbane, regionali e dei trasporti.

Nelle isole dove ancora questo tipo di economia non è sfruttato, è importante cominciare con progetti pilota su piccoli quartieri ed allargandosi progressivamente verso quelli vicini, in modo da sostituire gradualmente brevi tragitti che normalmente sono percorsi in auto. Prevedere l’infrastruttura però non è sufficiente: è necessario educare la popolazione, promuovere questo tipo di mobilità e prevedere un quadro normativo (a partire dal livello locale) efficace.

6. La qualità dell'aria

La qualità dell’aria è fortemente compromessa dall’inquinamento atmosferico con conseguenze gravi sulla salute. Pertanto, è sempre più importante che le istituzioni implementino politiche per garantire aria salubre ai propri cittadini. Questo è ancor più vero nelle isole, dove i centri abitati sono in prossimità dei porti – che come abbiamo visto sono uno dei principali responsabili dell’inquinamento sulle isole – e delle centrali elettriche che, come le navi, sono per la grande maggioranza alimentate dal diesel, che è il carburante maggiormente inquinante.

Per supportare, progettare e attuare tali politiche, è essenziale disporre di dati sufficientemente accurati e informativi sulla concentrazione di inquinanti atmosferici. Dati che consentano di monitorare costantemente l’evoluzione dello “stato di salute” dell’aria in determinate aree al fine di evidenziare e affrontare eventuali criticità e, al tempo stesso, quantificare l’impatto delle politiche e delle soluzioni migliorative. Sfruttando tecnologie innovative di monitoraggio a basso costo è possibile reperire dati molto accurati che vengono elaborati attraverso software in grado di fornire anche ai cittadini, attraverso delle app, informazioni in tempo reale sull’aria che respirano. Importanti programmi internazionali, come UN AIR GEMS, promuovono sistemi innovativi per raccogliere dati ambientali sempre più accurati, accessibili e informativi. Il monitoraggio è il punto di partenza per sbloccare l’implementazione di tecnologie di riduzione delle emissioni in esterno (outdoor) e di purificazione negli ambienti interni agli edifici (indoor), misurandone l’impatto e promuovendole presso i cittadini attraverso una maggiore informazione. Per quanto riguarda le isole, è necessario partire dalla consapevolezza che gli obiettivi fissati per la riduzione delle emissioni non tengono conto della situazione di svantaggio da cui esse partono, ed allo stesso modo non vengono valutati attentamente gli effetti negativi che l’inquinamento può avere su di esse.

Nelle isole i trasporti terrestri e marittimi incidono maggiormente sull’inquinamento e pertanto le maggiori sfide riguardano l’elettrificazione dei porti e l’adozione di imbarcazioni elettriche o comunque più sostenibili, l’adozione di veicoli elettrici e la riduzione dell’utilizzo delle automobili attraverso il car-sharing, il trasporto pubblico elettrico e la promozione dell’utilizzo delle biciclette.

GTI sta aggiornando l’indice di sostenibilità delle isole (GTI Observatory Global Index) per includere anche la qualità dell’aria, basandosi sulla raccolta dei dati relativi ad essa ed alla loro interpretazione. Le isole rappresentano un’opportunità per testare con piccoli investimenti politiche e tecnologie che possono poi essere applicate nella terra ferma.

Anche gli agenti inquinanti prodotti dalle attività dell’uomo negli ambienti interni incidono sulla qualità dell’aria che gli isolani respirano e quindi sulla loro salute. Attraverso l’utilizzo della tecnologia della fotocatalisi, REair, un membro del GTI Observatory, ha sviluppato delle soluzioni in grado di purificare l’aria, sanificare le superfici e migliorare così la qualità degli spazi chiusi in un approccio multidisciplinare che permette di effettuare interventi preventivi per la protezione dell’ambiente.

Tale approccio nelle isole può contribuire notevolmente a purificare la qualità dell’aria negli hotel, nei negozi, nelle navi da crociera, nei porti e negli aeroporti. Anche in ambito indoor è importante partire dal monitoraggio della qualità dell’aria attraverso opportuni sensori, prima, durante e dopo la sanificazione. La tecnologia della fotocatalisi consente di purificare l’aria riducendo gli elementi inquinanti, oltre a virus e batteri, ed evitando l’utilizzo di disinfettanti chimici dannosi per la salute.

7. Il turismo responsabile guida la crescita sostenibile

Il settore turistico è di estrema importanza per le isole, sotto tutti i punti di vista. È la fonte di reddito più importante ed al tempo stesso uno dei settori che contribuiscono maggiormente alle emissioni inquinanti. È strettamente connesso alle problematiche legate alla stagionalità: la differenza nei flussi di visitatori tra bassa ed alta stagione rende più complessa la progettazione degli impianti, sia quelli per la produzione di energia rinnovabile sia quelli per la dissalazione dell’acqua marina, così come la gestione delle reti idriche ed elettriche e lo smaltimento dei rifiuti. GTI è fortemente sensibile al tema, ed ha avviato una task force con l’obiettivo di promuovere nuovi modelli di business mirati ad aiutare le isole a diventare destinazioni sostenibili, con il coinvolgimento delle comunità locali e a partire dalla consapevolezza del ruolo dell’ambiente quale asset di base del turismo responsabile. Grazie alla partnership con Green Destinations Foundation, inoltre, GTI fornisce alle isole l’accesso alla certificazione come isole sostenibili riconosciuta dalle Nazioni Unite.

La task force di GTI ha studiato attentamente il virtuoso esempio delle Maldive, che possiamo considerare pionieristico dal momento che già nel 1962 è stata fondata la “Maldives Integrated Tourism Corporation” (MITDC), uno dei membri del GTI Observatory. L’organizzazione, che fa capo al governo delle Maldive, ha l’obiettivo di sviluppare il turismo locale in un’ottica integrata, con particolare attenzione al coinvolgimento delle comunità locali. Rafforzare l’economia insulare attraverso un approccio partecipativo può fornire maggiore consapevolezza dell’importanza della sostenibilità ai fini della salvaguardia dell’ambiente in cui si vive e si lavora.

Come accennato all’inizio del capitolo, l’economia delle isole dipende fortemente dal turismo e nel caso delle Maldive è il settore che consuma circa il 50% del totale dell’energia utilizzata nell’arcipelago. Sfortunatamente molte delle isole dipendono energeticamente dall’approvvigionamento di combustibili fossili e questo causa una perdita annuale di circa il 10% del PIL, oltre che ingenti danni all’ambiente e all’ecosistema. È importante compiere uno sforzo consistente e rapido per raggiungere gli obiettivi del 2030 che il Governo delle Maldive ha fissato, in primis la massimizzazione della penetrazione delle fonti rinnovabili e la riduzione drastica del consumo di plastica.

Nell’arcipelago delle Maldive ogni singola isola è indipendente da tutte le altre, sia per quanto riguarda l’approvvigionamento energetico, sia per quanto riguarda la fornitura d’acqua potabile e la gestione dei rifiuti. Non tutte però si sono dotate di impianti ad energie rinnovabili e questo richiede un ulteriore sforzo del governo che deve adattare il quadro legislativo alla esigenza di sinergia tra tutti i settori.

Per raggiungere questo obiettivo il governo delle Maldive può avvalersi della stretta collaborazione con l’Asian Development Bank (ADB). La collaborazione tra GTI ed ADB mira a promuovere il partenariato pubblico privato come potenziamento degli strumenti di finanziamento dei progetti.

8. GTI OBSERVATORY GLOBAL INDEX

Nei capitoli precedenti sono state esposte le sfide in ambito tecnologico, di policy, di finanziamento e le possibili soluzioni nei diversi settori strategici per affrontare una transizione ecologica rapida e sostenibile nelle isole. Come accennato, al fine di misurare lo stato di sostenibilità delle isole e monitorare i loro progressi, GTI ha sviluppato uno strumento innovativo, il GTIO Global Index, che pone particolare attenzione a un approccio integrato e di economia circolare. L’index è il risultato di una lunga serie di incontri fra partner di GTI, sia dal settore pubblico che da quello privato, e della collaborazione del Politecnico di Milano e dell’Istituto Tecnologico delle Canarie. Esso mira ad offrire una panoramica precisa dello stato dell’arte della sostenibilità su ogni isola del mondo, sulla base di dati forniti dalle amministrazioni, che ricevono al termine non solo una misurazione del loro stato di salute ambientale sui vari ambiti e nel complesso, ma anche delle raccomandazioni su come migliorare la loro posizione.

Il GTIO Global Index non tiene conto solo di progetti implementati ma anche di quelli in pipeline, tenendo conto via via dei tempi di realizzazione. L’indice valuta le prestazioni delle isole in cinque aree tematiche principali (energia, acqua, mobilità, rifiuti ed ambiente), il cui peso sul punteggio finale tiene conto dello sviluppo economico nel territorio e dell’incidenza nell’abbattimento delle CO2. l’indice registra i progressi compiuti dalle isole su base annuale, consentendo così l’implementazione di un database comparativo e la relativa estrazione di significativi indicatori statistici. Infatti, rendendo possibile il raggruppamento di isole con bisogni simili, si facilita l’abbattimento dei costi per le isole grazie alle economie di scala e una maggiore attrattività per le imprese e gli investitori.

Rappresenti uno stakeholder delle isole, un’amministrazione, una utility, un'università o un’organizzazione innovativa e vuoi unire le forze con altri attori per supportare le isole lungo il loro cammino di sostenibilità?